Se c’è qualcosa che mi secca sono le persone di sinistra che pensano che la politica socialista del presidente del mio paese, il signore Hugo Chávez, sia meravigliosa. Perché mi secca? Perché il 90% di queste persone non abita qui e pertanto non è, a mio parere, in grado di fare un’analisi obiettiva dei fatti che accadono in Venezuela. La versione offerta da molte di queste persone è ben diversa dalla realtà che si vive qua.
Questo post lo scrivo a proposito di quest’altro post. In nero leggerete gli stralci del post di Alessio in Asia e in rosso leggerete la risposta della sottoscritta.
Innanzitutto, mi presento. Sono Shaindel, blogger venezuelana che scrive in italiano per motivi “accademici”. Abito a Caracas, capitale del Venezuela e città in cui sono nata 22 anni fa. Sono studentessa di traduzione e interpretariato presso l’Università Centrale del Venezuela.
detto questo, veniamo al sodo:
Riassumo le più importanti proposte di riforma costituzionale:
POLITICA:
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Esercito popolare;
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abbassare a 16 anni il diritto al voto;
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dare al Presidente il potere di creare ed eliminare province, distretti, e Comuni e di nominare le autorità locali;
- estensione del mandato presidenziale da 6 a 7 anni e possibilità per il Presidente di ripresentare senza limiti la propria candidatura.
ECONOMIA:
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eliminare l’autonomia della Banca centrale e dare il potere al Presidente di controllare direttamente le riserve in divisa straniera;
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fare degli interessi collettivi una priorità su quelli individuali al fine, sancito dalla Costituzione, di dar vita a una economia socialista;
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ridurre la giornata lavorativa da 8 a 6 ore;
- estendere la previdenza sociale ad alcune categorie di lavoratori autonomi.
DIRITTI:
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dichiarazione di reale uguaglianza di tutti i cittadini, qualunque sia l’origine, attraverso il riconoscimento che il popolo venezuelano è il frutto di una mescola di tre grandi ceppi: l’indigeno, l’europeo e l’afrodiscendente;
- dare alle forze di sicurezza il potere di arresto senza incriminazione e possibilità di limitare la libertà di informazione in presenza di gravi crisi.
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Il prossimo 2 dicembre si terrà il referendum: sarà il popolo sovrano a decidere.
Claps, claps, mi hai fatto risparmiare un bel po’ di tempo visto che io volevo pubblicare sul mio blog qualcosa sulla riforma costituzionale. Quanto scritto prima è vero, quelli sono i principali cambiamenti della riforma.
Ebbe inizio così la Rivoluzione Bolívariana Pacifica che trovò sin da subito l’opposizione della vecchia classe politica e delle forze oligarchiche imprenditoriali e conservatrici che vedevano compromessi i fortissimi privilegi di cui avevano sino ad allora goduto (Fonte Wikipedia). Tra le riforme più importanti, e più gradite alla maggioranza del popolo venezuelano, è stata quella che ha nazionalizzato il petrolio (e ha investito molti dei milioni di dollari dei ricavati in programmi sociali)
Pacifica..?? Sei sicuro che l’aggettivo giusto sia “pacifica”..? Io invece penso di no. All’inizio del governo Chávez esistevano i cosiddetti “Círculos Boliviarianos”, organizzazioni di seguaci del Presidente che non hanno fatto altro che seminare il terrore. Sono stati i responsabili degli scontri verificatisi all’epoca durante le proteste dell’opposizione. Non posso negare che la politica chavista ha toccato gli interessi e i privilegi di certi imprenditori molto ricchi, ma ha colpito anche molte altre persone che non hanno nulla a che vedere con quell’oligarchia imprenditoriale, come la definisci nel tuo post. Mi dispiace dirti che la nazionalizzazione del petrolio nel mio paese avvenne nel lontano 1976 durante il governo del presidente Carlos Andrés Pérez. È anche vero che i soldi ricavati dalla vendita del petrolio sono stati utilizzati in programmi di investimento sociale, io ho avuto l’opportunità di vedere cosa hanno fatto con quei soldi e devo dire che sono giunti alle persone che davvero ne avevano bisogno, ma questa medaglia, Alessio, ha due volti: gran parte di quei soldi sono stati regalati ad altri paesi “fratelli” che avevano bisogno di aiuto.. Qua in Venezuela ci sono tanti problemi da risolvere e il nostro governo i soldi li butta via.
Inoltre il progetto di nuova Costituzione punta molto sul passaggio dalla democrazia rappresentativa verso un reale protagonismo diretto, cercando di sperimentare una forma di democrazia partecipativa. Tali principi determinerebbero la forte riduzione del potere di tutte le autorità, compresa quella presidenziale, a favore del popolo; ovviamente ciò spaventa non solo le vecchie oligarchie venezuelane, ma anche alcuni all’interno del movimento di Chavez, come e soprattutto le oligarchie e le classi politiche di tutto il mondo, che bollano la democrazia partecipativa come utopia o folclore come facevano i sovrani europei con la democrazia rappresentativa fino al fatidico 1789.
ti sembra davvero una democrazia partecipativa…? Possiamo parlare di “potere al popolo”..? Ti faccio solo un esempio: se la riforma venisse sancita, il presidente potrebbe creare a suo piacere città comunali, distretti funzionali e sceglierne le autorità… È vero che poi abbiamo la possibilità di indire un referendum revocatorio se le autorità non ci piacciono, ma potremmo passare anni e anni a votare perché non si raggiungerebbe mai un consenso. Io faccio parte del popolo venezuelano e non mi sembra che mi stiano dando più potere, anzi.
Rimangono però le preoccupazioni, se si aggiunge anche un altro punto controverso: quello che prevede la possibilità di limitare la libertà di informazione in presenza di gravi crisi finanziarie, catastrofi naturali o rivolte: secondo la Flores, che è stata la prima ad assicurare il sostegno a “una riforma che tutto il mondo sta attendendo”, si tratta solo di “una misura di protezione”, “la garanzia per non trovarci più di fronte ad una fazione politica che utilizzando i mezzi di comunicazione attenti contro la democrazia ed il popolo venezuelano”. E il riferimento era, evidentemente, al colpo di stato contro il governo Chavez, compiuto nell’aprile 2002, promosso e finanziato dalla CIA e che ha goduto di uno spregiudicato appoggio da parte di alcune reti televisive venezuelane.
Non ti sembra preoccupante questo..? Se c’è una crisi -e qua le crisi di solito sono attacchi contro il governo- chi sceglie cosa vediamo alla tv..? Lo Stato..? Mi dispiace, ma non sono d’accordo.. I canali sono liberi di trasmettere ciò che vogliono, tocca a me decidere cosa vedere e a cosa credere, e penso che la maggior parte dei cittadini venezuelani abbiamo la sufficiente maturità per farlo.
Ed è un peccato, perché questa è stata finora la caratteristica più bella del Venezuela degli ultimi dieci anni: un paese dove per la seconda volta nella storia (dopo il Cile di Allende) un movimento politico ha vinto democraticamente le elezioni sulla base di un programma di trasformazione socialista della società, verso una società più egualitaria.
Il fatto che ti sia lasciato andare a tali affermazioni, rende evidente che tu non abiti qua in Venezuela (a proposito, dove abiti? In Italia?). In questo momento la società venezuelana è divisa in due e regna un clima di odio e di tensione come mai prima. È vero che ci sono stati alcuni settori -quelli più bisognosi- che si sono beneficiati dalle politiche di Chávez, ma ciò non vuol dire che questa sia una società più egualitaria. Vedo che tra i tuoi link ce n’è uno che riguarda la famigerata Lista Tascón. Quella lista conteneva il nome di tutti coloro che avevano firmato contro il presidente Chávez per il primo referendum.. La suddetta lista è stata usata per molto tempo dalle istituzioni pubbliche per controllare lo status dei propri lavoratori: se avevi firmato non potevi lavorare all’amministrazione pubblica, ti licenziavano e via discorrendo.. Ti sembra una società egualitaria? A me no.
Molti sono difatti gli italiani in Venezuela, spesso imprenditori preoccupati per le loro attività, spessissimo cittadini benestanti preoccupati per le loro proprietà (leggasi casa, casa al mare, casa in campagna, e via dicendo), nonostante le recenti rassicurazioni del Ministro della Pianificazione, che ha assicurato che non ci sarà nessun “esproprio proletario”: nessun ricco sarà espropriato delle sue case. Secondo i “bolivariani” le imprese straniere potranno continuare a investire in Venezuela, in quanto con l’articolo 115 “la riforma riconosce e garantisce la proprietà privata”. Verranno tutelate, però, anche “la proprietà pubblica, quella sociale, quella collettiva e quella mista.” Dunque la proprietà privata non verrebbe assolutamente “spazzata via”, come si sostiene in vari giornali e blog italiani ed europei ( ad esempio: “Signor presidente stia zitto”), visto che nella proposta di modifica dell’articolo 115 si legge: “Si riconoscono e garantiscono le differenti forme di proprietà. La proprietà pubblica (…); la proprietà sociale (…); la proprietà collettiva (…); la proprietà mista (…); e la proprietà privata (…). “.
È vero, lo stato tutela diverse forme di proprietà, ma se hai letto bene, avrai anche notato che dice che se una proprietà privata viene considerata di interesse pubblico e sociale, lo Stato, dopo il pagamento di un compenso economico equivalente all’importo totale del bene, può “spazzarti via” ciò che è tuo. Il pericolo e la minaccia ci sono, latitanti ma ci sono. Io per esempio non ho né una casa al mare né una casa in campagna, a dire la verità non ho nemmeno una casa propria, ma mi preoccupo lo stesso perché sento che i criteri che delimitano che cos’è la proprietà privata e cosa la rende d’interesse sociale non sono ancora chiari.
Come ha detto Celia Flores il nuovo modello di socialismo rappresenterebbe in primis un taglio con “il modello capitalista che in passato ha escluso la maggioranza della popolazione dall’accesso alla proprietà”, per molti sarebbe il passaggio dall’economia di mercato a una sorta di “socialismo delle cooperative”. Va in questo senso anche la norma che elimina l’autonomia della Banca centrale, dando al Presidente l’accesso ai miliardi di dollari delle sue riserve.
Che Chávez sia uno sprecone dalle mani bucate non è più un segreto per nessuno, quindi io mi preoccuperei se inizia a spendere anche i miliardi di dollari delle nostre riserve, non sue come hai scritto tu.
A tutela del nuovo corso della Pacifica Rivoluzione Bolívariana, quella che fino ad ora è stata una trionfale marcia democratica verso una nuova e più giusta forma di società, le forze armate diventerebbero “corpo bolivariano patriottico e antimperialista”; leggasi: nemico numero uno, aggressione armata diretta yankee o nuovo colpo di stato appoggiato dalla CIA, come già avvenuto nel 2002, o come con i finanziamenti a Sumate o il paro petrolero del dicembre 2002-gennaio 2003).
Trionfale marcia verso una forma più giusta di società?? Sinceramente, ti è mancato poco per farmi vomitare. Ti invito a leggere questo mio post, ti invito a vivere qua in Venezuela, ma non con i tuoi euro, no no, con i bolivares, e poi ci racconti se lo stile di vita venezuelano lo trovi ancora così ideale. Il Corpo Armato Bolivariano Patriottico e Antimperialista non è più al servizio del popolo ma al servizio del suo capo e le sue pretese: Chávez. Le Forze Armate devono difendere la patria, non l’idea o il concetto di patria e gli ideali di qualcuno. La milizia popolare?? Persone che non hanno nemmeno un diploma di scuola superiore e che in vita loro avevano mai preso in mano un fucile e ora sono armate.
È vero che da quando Chávez è diventato presidente del Venezuela, i settori più bisognosi della popolazione hanno visto dei miglioramenti nella loro vita, tutti i benefici che hanno ottenuto li descrivi molto bene negli ultimi brani del tuo post, ma sai? In questo paese non ci sono soltanto i poveri, ci siamo anche altre persone che non siamo ricconi ma che tutti i giorni lavoriamo e cerchiamo di fare le cose nel miglior dei modi e che ci sentiamo esclusi dalle politiche del governo perché appunto non siamo poveri o chavistas. Io voglio vivere in un paese in cui davvero ci siano pari opportunità e nel quale io non debba indossare una maglietta rossa e giurare fedeltà a Chávez e al progetto socialista per poter essere presa in considerazione.
Shaindel Novoa
Hanno detto